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VERBANIA - 27-01-2022 -- Ha sostenuto che non era in lei e che, in quel momento, si trovava sotto l’effetto della droga dello stupro. Ma il giudice non le ha creduto. Nessuna causa di forza maggiore ha determinato il comportamento della 49enne che, la sera del 14 luglio 2018, aggredì i carabinieri che volevano calmarla e toglierla dalla statale dove, seminuda, cercava di fermare le auto in corsa.

Protagonista di quella notte “agitata”, conclusa con la denuncia per resistenza, lesioni e oltraggio, è stata una donna di nazionalità ucraina che aveva prenotato all’hotel Villa Carlotta di Belgirate una stanza per un fine settimana romantico con un uomo pugliese conosciuto su Messenger. L’amico giunse a Malpensa in aereo, lei andò a prenderlo e la coppia s’accomodò in albergo. Qualche bicchiere di troppo a cena (e già nel pomeriggio) dissuasero però il pugliese dal proseguire quell’avventura che, una volta in camera da letto, finì con lui che, approfittando dell’attimo in cui lei andò in bagno, se ne andò chiedendo un passaggio e, nel dileguarsi, perse anche il portafogli. Una volta accortasi della fuga, la 49enne uscì precipitosamente con la sola vestaglia a cingerla. Bussò alle porte delle altre stanze, urlò, scese nella reception sbraitando e, infine, si precipitò in strada.

Fu lì che la trovarono i carabinieri di Stresa, nel frattempo chiamati a intervenire insieme all’ambulanza. Li accolse strappando la camicia a uno e aggredendoli entrambi, finché non fu fermata e placata.

Processata per resistenza, lesioni e oltraggio, è stata condannata a quattro mesi (con il doppio beneficio della sospensione condizionale della pena e della non menzione) e a risarcire i due carabinieri con 300 e 200 euro, oltre alle spese legali. Durante il dibattimento ha detto di non aver bevuto e, al contrario, di essersi trovata in quello stato per qualche sostanza datele probabilmente dall’amico.

 


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